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Il fine ultimo.
 
Il fine ultimo.
di Geronimo >> 02/11/2010, 17:29
Non sono mai stato un appassionato di videogiochi eppure c’e’ stato un periodo della mia vita dove lavorando pesantemente con un personal computer, avevo poco tempo per distrarmi, cosi un amico un giorno mi regalò un videogioco, uno dei primi giochi da computer: era un videogioco di formula uno. Cosi ogni tanto lo accendevo e passavo un po’ di tempo distraendomi. Tornando indietro a quell’ esperienza e osservando con calma ciò che facevo mi accorgo oggi di aver simulato una mia esperienza. Simulato perché ho esercitato il mio libero arbitrio. Infatti la schermata del gioco prevedeva una serie di scelte al quale erano associate diverse informazioni. Potevo scegliere l’auto, il pilota che volevo essere, quindi l’utente era un pilota famoso come se mi incarnassi in qualcun altro; potevo mettere a punto l’auto cambiando assetto, pneumatici, clima, il tempo del gioco non corrispondeva al mio tempo, era cioè un tempo più esteso. Ricordo che all’ inizio incominciai a girare sulla pista, inserendo la modalità dall’ alto cioè vedevo la macchina come se la stessi osservando dall’ esterno ma nonostante fossi io a guidarla, avevo la sensazione che dentro ci fosse un‘ altro che faceva la mia esperienza. Non mi piaceva, volevo vivere più da vicino il gioco cosi scelsi la modalità interna. La visione della pista era ora più diretta, avevo l’ impressione di essere io stesso al volante. Cosi cominciavo a girare sulla pista. Distrussi una quantità enorme di auto, ricordo che le prime volte non sapendo come agire impattavo con tutto quello che era presente nel gioco, auto, mura, alberi, ecc… Poi man mano sono migliorato, la simulazione mi insegnava quando frenare, quando accelerare, quando era il momento di sorpassare e cosi via. In alcune occasioni ho avuto voglia anche di distruzione. Quando non riuscivo a qualificarmi per la gara mi innervosivo e quindi scattava in me una voglia irrefrenabile di mettere sotto tutti gli avversavi, trovavo cosi la mia soddisfazione nel causare incidenti agli altri distruggendo le loro auto compresa la mia. Alla fine ho stabilito il record della pista, addirittura migliore di quello reale stabilito l’anno prima da un pilota famoso ! Gaudio e tripudio! Ero riuscito nel mio intento e non ci avevo messo neanche molto tempo ! Nonostante mi ero accorto che quella simulazione me la ritrovavo nella guida di tutti i giorni perché ero più attento, più reattivo e comprendevo meglio situazioni di pericolo, non posso dire che sarei riuscito a farlo nella realtà. Che cosa eventualmente me lo avrebbe impedito ? Nel tempo i videogiochi sono migliorati, sono divenuti sempre più reali e questo è motivo di provare sensazioni più vere. Ora per assurdo supponiamo che lo stesso videogioco sia virtuale e quindi immaginario ma con la possibilità di sentire, assaporare, avrei stabilito lo stesso il record della pista ? Il fatto di sapere a priori che era tutto un gioco, di non avere sensazioni dirette, dolore, tatto, ha fatto si che io tentassi di superare in tutti i modi i miei limiti, tanto con un semplice clic potevo ricominciare un’ altro giro, potevo avere un’ altra occasione. Nulla era reale quindi potevo lasciarmi andare a qualunque rischio. Nel caso il videogioco fosse virtuale e io credessi di vivere realmente il mio giro di pista, come reagirei sapendo di poter provare dolore e in caso di impatto, visto che la mia mente lo reputa reale addirittura morire, affronterei lo stesso i miei limiti ? Avrei lo stesso coraggio ? Potrei avere paura e non salire in auto o la mia curiosità potrebbe spingermi a provare, ma cosa accadrebbe ? Cambierei. Provando le varie sensazioni avverrebbe in me un alchimia, una modifica del modo di vedere l’ esperienza affronterei con un’ altra consapevolezza il giro di pista. Sapendo però che nulla e’ vero l’alchimia avverrebbe in maniera profonda ? O solo nell’ ignoranza io posso trovare me stesso e di conseguenza raccogliere informazioni ? Alcune religioni parlano di risvegliarsi, cosa intendono esattamente ? E se noi decidessimo l’esperienza da fare nella simulazione virtuale ? E non sapendo di essere in una simulazione potremmo perderci come alcune religioni affermano ? Cosa significa perdersi ? Forse non distinguere più la realtà ? E la paura di vivere potrebbe innescare una voglia di morire e di rifiutare la vita, di fare esperienza ? E il fine ultimo ? Potrebbe essere il modo giusto di osservare, di essere, la consapevolezza di cosa stiamo facendo, infine il risveglio dal nostro viaggio e un miglioramento alchemico del nostro equilibrio interiore ? E se tutte le nostre informazioni fossero trascritte in una memoria sondando più probabilità possibili e le condividessimo si potrebbe parlare di coscienza unica ? E se questa coscienza unica migliorasse non avverrebbe anche un cambio della realtà vissuta ? Cosa intendeva Gesù con “chiedete e vi sarà dato”, “bussate e vi sarà aperto” ? Osservando me stesso nella mia vita mi sono accorto di cambiare e il cambiamento e’ continuo ogni anno, mese, giorno, ora, minuto, secondo; sono sempre diverso ed ogni volta mi accorgo di non essere più come prima, come se ciò che sono stato non ha più importanza ma solo ciò che sono. Domenica in una delle feste per le guarigioni che vengono organizzate, ho potuto osservare che le persone che hanno testimoniato stanno cambiando, ho visto testimonianze spontanee, emozionate, fantastiche, divertenti ma tutte con una cosa in comune: “La scelta di vivere”. Ancora un grazie a ****** per aver deciso di non abbandonarci. Ps. Un giorno ****** mi disse in studio che si piange quando si nasce non quando si muore e alcune religioni dicono proprio questo, forse perché scegliamo di scendere nel mondo della materia per tornare migliorati alla realtà da dove proveniamo.
 
Iscritto il: 05/03/2008, 19:23


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