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La mia vicenda nel luglio 2000
 
La mia vicenda nel luglio 2000
di Renzo >> 08/09/2009, 11:37
QUELLO CHE ******* HA FATTO PER ME NEL LUGLIO DEL 2000 Sono Renzo Santoni, nel luglio del 2000 avevo 58 anni. Ero divorziato, vivevo solo a Bologna svolgendo un attività in proprio. La domenica mattina del 9 luglio mi trovavo in auto, sull'autostrada Bologn - Ancona, ospite di una mia amica che aveva preso l'impegno di consegnare due poltrone antiche nei pressi di Ancona. Il traffico, quella mattina era intenso e un poco lento; la velocità di marcia era sui 100/110 Km/h. All'altezza di Cattolica/Riccione il pneumatico posteriore esplose e l'auto diventò ingovernabile, ribaltandosi terminò la sua corsa nel fossato della corsia di emergenza, per fortuna senza urtare e travolgere altre auto. La signora che era alla guida riportò solo lievi contusioni, mentre io in stato di incoscienza fui estratto con l'azione dei Vigili del Fuoco. Mi portarono all'Ospedale di Pesaro. Sono rimasto in coma per quattro giorni e dopo i primi esami la diagnosi fu: Trauma cranico co emorragia interna e rischio della perdita di un occhio. Numerose ferite sulla testa e sul volto, che richiesere 48 punti di sutura e spalla destra lussata. Spina dorsale in condizioni critiche nella regione del sacro e coccige. Bacino incrinato con versamenti interni, caviglia destra lussata, varie fratture al piede destro e naturalmente la prognosi riservata. Molte persone erano accorse al mio capezzale, fra queste mia figlia Roberta che era medico specializzando a Bologna e con lei soprattuto i medici curanti che erano molto aperti e chiari quando descrivevano la situazione: ero in condizioni molto gravi, non sapevano se sarei sopravvissuto; stavano valutando l'ipotesi di trasferirmi all'ospedale di Cesena per sottopormi ad un operazione al cervello. In ogni caso, dissero che se sarei sopravvissuto avrei sicuramente perso l'uso delle gambe. Fra le persone informate dell'incidente c'era anche Luisa la mia ex compagna. Luisa venne informata da Roberta delle disperate condizioni in cui versavo, prese contatto con ****** e le chiese aiuto. ****** chiese a Luisa di andare all'Ospedale di Pesaro, così da guidarla e condurla fino a me e le disse che mi avrebbe potuto aiutare soltanto se io avessi avuto il desiderio di vivere. Così Luisa si recò all'Ospedale di Pesaro e permise a ****** di entrare in contatto con me. ******* riscontrò che a causa del trauma, le vertebre alla base della spina dorsale non erano più allineate ed il midollo spinale era bloccato, non poteva più scorrere e questo avrebbe causato la morte. Il suo lavoro fu lungo e difficile e si protrasse per un intera notte. Il mattino seguente i medici dell'ospedale, che mi sottoponevano a frequenti analisi e raggi X, per decidere cosa fare, si resero conto che la situazione era completamente cambiata da quella che loro avevano esaminato e valutato nei giorni precedenti. Le lastre e le analisi risultavano diverse, come provenienti da un altra persona e dedussero che c'era stato un errore di persona. La mia situazione era nettamente diversa e molto migliore. Nel pomeriggio mi risvegliai dal coma e iniziai a ripredermi; feci il normale decorso ospedaliero e alla fine di Luglio (tre settimane dopo l'incidente) fui dimesso e iniziai le cure e gli esercizi di riabilitazione. Continuai ad avere problemi al piede destro per via del tipo di frattura che avevo avuto, sottoponendomi un anno dopo ad una artodesi ed anche in questa fase fu seguita amorevolmente da *******. Da allora sono passati molti anni, vivo e cammino normalmente. Ogni mattina inizio la giornata con una lunga passeggiata a passo spedito, nelle vie della città che si sta svegliando, gioisco ogni momento di poter camminare e mentalmente rigrazio ****** per il grande aiuto ed il dono di viviere e di camminare che mi ha dato. RENZO
 
Iscritto il: 06/03/2008, 16:24


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