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linfoma N.H.
 
linfoma N.H.
di simone >> 13/04/2013, 1:07
C’ho messo quasi sette anni per convincermi a raccontare questa storia. In parte perché non mi è mai stato facile aprirmi con le persone, e in parte perché riordinare i ricordi e metterli nero su bianco mi è piuttosto difficile. Ora però lo faccio con sincero piacere. Lei ha fatto davvero tanto per me, e raccontare questa storia credo sia l’unico modo che ho per renderle grazie, quindi mi rimbocco le maniche volentieri. Qualche anno fa, quando avevo 19 anni circa, dopo più di due settimane di cortisone per una presunta tonsillite e una di ricovero per accertamenti, mi dissero in ospedale che avevo un tumore. Un linfoma. Non mi voglio soffermare sui dettagli di questa malattia, li trovate su internet se volete, e comunque, se leggete queste righe e non siete capitati qui per puro caso, sapete più o meno di cosa si tratta. Mi aveva colpito alla base della lingua, dove avevo una grossa escrescenza, e sull’addome, ma lì non ci avevo ancora fatto caso. Iniziai subito con la prima seduta di chemio e giorni dopo si aggiunsero anche diverse punture lombari e un’ importante dose giornaliera di cortisone. Gli effetti collaterali furono subito devastanti. La mia famiglia mi è stata molto vicina ovviamente, e sono stato parecchio fortunato nel capitare in un eccellente reparto oncologico, ma credo che nulla avrebbe fatto tanta differenza in questa storia quanto il fatto di aver conosciuto lei. Mio padre ne aveva sentito parlare anni prima, così, qualche settimana dopo la diagnosi, spinto da speranza e curiosità, presi un appuntamento e mi presentai allo studio per parlarci. Avevo già fatto la seconda seduta di chemio e gli effetti collaterali si facevano sentire parecchio: in genere la nausea (ma più che nausea mi sentivo come un idrante..) si faceva viva solo nei giorni successivi alla chemio, e quel giorno mi sentivo uno straccio. A causa delle punture lombari avevo dei forti mal di testa che difficilmente riuscivo a tenere sotto controllo, e peggio ancora tutto il cortisone che prendevo non mi faceva dormire minimamente. Mi fece passare il mal di testa in pochi minuti, e poi mi disse di tenere gli occhi chiusi quando mi sarei messo a letto la sera stessa, qualunque cosa avessi sentito. Infine mi disse di stare tranquillo e che mi avrebbe aiutato nella guarigione. Non sono abbastanza bravo nello scrivere per spiegare cosa provai quella notte quando chiusi gli occhi, non ci provo nemmeno. Comunque sia, mi svegliai la mattina successiva reduce di 8 o 9 ore di sonno consecutive, ben riposato e carico di energia! Ovviamente iniziai ad andare al suo studio regolarmente, due volte a settimana. La protuberanza che avevo alla base della lingua cominciò a sgonfiarsi velocemente dopo due settimane delle sue cure; i mal di testa e le nausee invece mi hanno accompagnato per mesi, ma si smorzavano soltanto quando lo chiedevo a lei. Ogni settimana facevo le analisi del sangue e notai che, da quando frequentavo il suo studio, tutti i valori erano perfettamente nella norma, non c’era un solo valore sballato. A un certo punto smisi persino di guardarle, erano praticamente le fotocopie di quelle precedenti. Il tumore sparì del tutto verso la nona o decima chemio, ma dovetti arrivare comunque a dodici, ci arrivai distrutto, fisicamente ed emotivamente. Solo grazie al supporto della mia famiglia e al suo aiuto ne uscii. Però non finì qui, mancava la radioterapia: 15 applicazioni alla gola e 20 all’addome. I primi giorni non furono molto duri, tanto che pensai che fosse un tipo di terapia “leggera”; ma già il sesto giorno capii veramente di cosa si trattava: la superfice della lingua era diventata completamente liscia, addio papille gustative, non riuscivo ad assaporare la differenza tra un pezzo di polistirolo e una fragola e ancora oggi non mi cresce per bene la barba nelle zone colpite dalla radio. La muscolatura della mandibola faceva un male cane solo a parlare e di saliva ne producevo poca. Nutrirmi era diventato difficile, riuscivo a mangiare un po’ di più soltanto il lunedì e il giovedì.. il perché di questi due giorni lo capite o lo capirete… I medici mi dissero che avrei riacquistato il senso del gusto solo col passare del tempo, molto tempo, ma grazie a lei, già dopo pochi giorni era tornato quasi tutto alla normalità. Poi fu il turno dell’addome, fu dura fin dal primo giorno: Le prime vomitate furono epiche, improvvise, dolorose. Qui il suo aiuto fu grandissimo: Nonostante la radioterapia si facesse sempre più invadente, mi sentivo meglio che all’inizio, cominciai a mangiare regolarmente, ad un certo punto smisi persino di prendere le pillole per la nausea e, credetemi, i medici di quel reparto si stanno ancora chiedendo come abbia fatto. Una volta finita la radio ero ufficialmente guarito, continuai ad andare regolarmente allo studio per un po’ di tempo, finché lei non mi disse che non ne avevo più bisogno. Piccola parentesi: A volte, quando racconto di questa storia ad amici o parenti, mi sento rispondere che si trattava solo di suggestione, come di un placebo (e nella lontana e ridicola ipotesi che lo fosse, ha comunque funzionato alla grande..). Ma non è così, credetemi. Ne ho avuta la prova quando, un paio di anni dopo la fine della terapia, mentre un’infermiera mi infilava un’agocannula, per sbaglio affondò l’ago con troppa forza e il mio braccio sussultò come colpito da una scarica elettrica. L’infermiera in questione mi rassicurò che non era niente, ma tornato a casa mi accorsi di uno strano formicolio molto vivace dall’avambraccio fino alle dita. Un paio di settimane di acqua termale, pomate e massaggi. Nessun risultato. Il “formicolio sinistro” mi accompagnava sempre, fino a quando lei mi cinse l’avanbraccio con entrambe le mani: la sensazione che provai fu come l’esatto opposto del dolore; una specie di “forza morbida” che si faceva strada dall’interno del braccio e si allargava verso l’esterno; meno di 3 secondi e il braccio tornò come nuovo… se vi sembra ancora suggestione… Non è facile riassumere tutto quanto in appena due pagine, non basterebbe un’enciclopedia per descrivere tutta la paura, il dolore, la gioia, la gratitudine e tutto quello che c’è stato in mezzo (ma volendo non ne sarei neanche capace), e quello che leggete su queste righe è solo una parte di tutto quello che ho (che abbiamo) passato. Quando l’ho conosciuta ed ho capito cosa era in grado di fare, non ne sono rimasto stupito. La cosa che mi ha colpito veramente non è stata COSA faceva, ma COME lo faceva. Lei c’è sempre stata, non solo per curare, ma anche per consolare, o semplicemente ascoltare. Non l’ho mai vista come un medico. Ma più come un’amica o una di famiglia, una che ha sempre qualche minuto per te, anche se lontana, sempre lì per aiutarti. Sono passati circa sette anni, ora l’ho persa un po’ di vista e in più ultimamente il lavoro mi ha portato parecchio lontano. Eppure, credetemi, giuro su quanto ho di più caro, che non passa un solo giorno senza che ripensi a tutto quello che è successo e a quanto lei ha fatto per me. Con affetto Simone
 
Iscritto il: 19/04/2010, 16:04


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