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STAMATTINA
 
STAMATTINA
di namsim >> 22/12/2009, 12:11
Stamattina, come sempre, siamo andati da xxxxx. Siamo arrivati un po’ tardi, erano le 11; dopo aver parcheggiato scendo con mio padre e ci avviamo verso lo studio; si avvicinano due pazienti di xxxxx con cui ci incontriamo sempre, per dirmi che lo studio è chiuso e che avendo un impegno, xxxxxx se n’è andata prima del previsto. Rimango un po’ sgomenta perché abbiamo fatto 180 km per arrivare lì. Con gli altri due pazienti ci scambiamo qualche informazione e gli sono molto grata, la loro presenza mi fa sentire anche la presenza di xxxxx, appena mi hanno visto mi sono venuti incontro e mi sono sentita accolta, nello stesso modo in cui mi sento quando percorriamo il tragitto dalla piazza allo studio ed in ogni sguardo, in ogni buongiorno, riconosco l’ “opera” e la presenza di xxxxx. Mi fermo un po’ prima di ripartire. Mi sento un po’ stupita dell’assenza di xxxxx e ascoltandomi meglio mi sento spaventata e dico a me stessa: e se un giorno venendo qui non la trovassi più? E se xxxxxx se ne andasse altrove e non potessi più raggiungerla? Improvviso mi sale un grande dolore all’idea di questa possibilità e mi sento orfana E ripercorro tanti miei gesti e pensieri e sentimenti automatici ed abituali che mi attraversano ogni volta che vengo qui. Ogni volta che vado da xxxxx sono sempre concentrata sulla mia situazione del momento, sulla malattia o sul problema da risolvere e quando entro aspetto di ricevere da lei qualcosa che mi entra dentro e che dopo, sicuramente, fa cambiare il mio corpo, la mia mente, il mio cuore. Io non so mai cosa cura di me, non chiedo quasi mai, ma quando esco qualcosa è cambiato o cambierà nella mia vita. Ma oggi non sono concentrata su di me ma su di lei e mi viene da pensare che la sua presenza così preziosa dobbiamo meritarla perché non è scontata; penso anche che perdo tanto tempo e forza guardando e desiderando ciò che non ho (o mi sembra di non avere) e non mi accorgo di quale grande dono posso godere: la mia vita, potrei scartarla ogni mattina con gioia e semplicità, come si fa con una caramella di cui non conosci ancora il gusto. E penso anche a quante volte l’ho indirettamente offesa, non avendo fiducia nelle mie potenzialità di guarigione, quelle stesse che lei risveglia e fa rimettere in moto, apparentemente attraverso le sue mani. Mi sono chiesta “che farei se non potessi più incontrarla fisicamente?” Forse la incontrerei dentro il mio cuore, in quello spazio che lei stessa ha curato e reso libero. La incontrerei dentro la fiducia che ora provo in me stessa e nei confronti della mia vita o dentro l’assenza di paura per le difficoltà da dover affrontare, la incontrerei dentro la ritrovata serenità nel rapporto con mio padre e nella compassione che sento per lui quando con le sue cattiverie da paura senile mi ferisce, la ritroverei dentro il mio coraggio di fare una scelta ed andare fino in fondo, o dentro la libertà di non sentirmi più in colpa per essere nata e vissuta a differenza dei due figli maschi sempre rimpianti da mio padre. La ritroverei in ogni luogo, dentro e fuori di me. Non voglio che scompaia, voglio ancora ritrovarla lì. Perché voglio imparare a conoscerla e capire perché è qui ora, perché noi l’abbiamo incontrata, quanto amore ci insegna a trovare dentro e fuori di noi. E cosa posso fare per ringraziarla di tutto questo.
 
Iscritto il: 22/08/2008, 22:36


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