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Testimonianza di Andrè
 
Testimonianza di Andrè
di universo >> 07/03/2008, 16:37
Vigeois, il 30 marzo 2002 Mi chiamo André. Sono cittadino francese, e sono nato l’8 aprile 1950, à Aynac, nel dipartimento di Lot. Abito in campagna, vicino a Vigeois, nella regione di Pompadour, nelle vicinanze di Limoges. Esercito la professione di maniscalco, un lavoro estremamente faticoso per il quale è necessaria una forza fisica considerevole. Il 30 giugno 1999 sono stato ricoverato al Centro Ospedaliero Universitario di Limoges per una meningite virale erpetica. Il 23 luglio 1999 i medici hanno detto a mia moglie Cristina che ero morente. Rientrata a casa a Vigeois, ha subito telefonato a una amica italiana – Fiammetta - che abitava allora a Lisbona, chiedendole di rivolgersi a una guaritrice italiana (***** *****) – della quale Fiammetta le aveva parlato – per aiutarmi. Il 24 luglio sono guarito improvvisamente, in circostanze eccezionali, che i medici non hanno potuto spiegare. Questa guarigione era dovuta all’intervento a distanza di ***** *****, che io non conoscevo all’epoca. Ecco la storia della mia malattia. Nel giugno 1999 sono malato, con dei mal di testa - ma non molto gravi - e una grande stanchezza che attribuisco al mio lavoro. Verso la fine del mese consulto svariati medici generalisti, che mi fanno fare degli esami, delle analisi, senza trovare quello che avevo. L’ultima settimana di giugno consulto un altro medico, al quale dico che ho la mano sinistra, così come la gamba dallo stesso lato, che si tetanizzano. Mi dice di fare delle vacanze. Decido di andare per qualche giorno con Cristina in riva all’oceano. Nella camera d’albergo nella quale mi rinchiudo, ho delle emicranie e vomito. Un altro medico viene a vedermi e mi dice che è il fegato. Decido allora di rientrare a casa mia. Arrivato davanti al portone di casa mia, cado. Le mie gambe non rispondono più, resto cosciente per qualche momento poi svengo. Solo i miei prossimi possono raccontare quello che è successo dopo. Pare che nella autoambulanza che mi trasporta al “Centre Hospitalier Universitaire” di Limoges, così come al mio arrivo all’ospedale, sono molto violento e che tento di colpire tutti. Mi sveglio in ospedale, legato al letto da delle cinghie. Cominciano a farmi esami, punture lombari, analisi, ecc ... ed a seguito delle ricerche i medici diagnosticano una «encefalite virale erpetica». Per quasi un mese non sono nel mio stato normale, a causa della mia malattia e dei calmanti e delle medicine molto forti che mi danno. Ho dei periodi in cui sono cosciente: mi ricordo per esempio che avevo molti amici che venivano a vedermi. Secondo quello che mi raccontano oggi, ci sono anche molti periodi nei quali sono in stato comatoso e periodi nei quali deliro. (Tutti i giorni, durante la visita dell’équipe medica, il Professore mi faceva delle domande per vedere se ero coerente, e la maggior parte delle volte non lo ero). Durante i miei momenti di coscienza, mi sentivo terribilmente male, non sopportavo il cibo. Le medicine che mi davano (di cui una si chiama Isovirax) erano potentissime. Sabato 24 luglio l’infermiera mi dice che dovevo fare un esame, la Risonanza Magnetica. Mi hanno portato in basso su una barella, e lì ho sentito i primi brividi. Faceva molto caldo - 35° - ma, quando sono arrivato giù, nella sala dove dovevano farmi la Risonanza Magnetica, ho sentito un freddo molto intenso. Non ero più padrone dei miei movimenti e sono entrato in un periodo di trance: rabbrividivo e tremavo tanto da fare dei salti nel letto, chiedevo delle coperte. Poi mi sono messo a vomitare, a vomitare verde e vomitavo con violenza, e il getto arrivava fino alla punta dei miei piedi. Sono rimasto solo nella sala, ma molto vicino a me sentivo una presenza che mi parlava e mi calmava. Non vedevo nessuno fisicamente, non vedevo un viso, vedevo solamente due paia di mani molto grandi (un paio da ciascuno dei miei due lati) con le palme dirette verso il cielo. Ero imbarazzato e mi scusavo di vomitare. C’era una voce che mi parlava e mi calmava e mi diceva che non era grave. Le parole dolci e rassicuranti me immergevano nel benessere. Credo che questo sia durato circa un’ora e mezzo. Poi ho sentito come un tappo di champagne partire dal fegato, e il sollievo è incominciato. A partire da quel momento lì ho capito che ero sulla via della guarigione. Ignoravo che c’era una persona che mi guariva a distanza: Cristina aveva fatto la sua domanda di soccorso la vigilia, la notte di Venerdì, e non l’avevo né vista né sentita durante la mattina di Sabato. All’epoca né io né Cristina conoscevamo *****. L’abbiamo incontrata, per ringraziarla, il 12 dicembre 1999. Non sapevo niente di lei e non immaginavo come potesse essere fisicamente. Il 27 luglio - molto dimagrito, molto indebolito fisicamente – sono uscito dall’ospedale. L’ambiente medico non ha fatto alcuna allusione a questa seduta di tremiti, di vomito prima della Risonanza Magnetica. Solo un dottore ne ha parlato con Cristina. Un mese dopo avevo ripreso del peso ed anche il mio lavoro, che è sempre molto fisico, e adesso sono in piena forma. Ho rifatto una Risonanza Magnetica di controllo un mese dopo il ricovero ospedaliero. Va tutto benissimo, e non c’è alcuna traccia di erpes nel cervello. A novembre 1999 ho avuto una visita medica di controllo con il Dottor Jean-Philippe Rogez, del Servizio delle Malattie infettive e tropicali del “Centre Hospitalier Universitaire” di Limoges, che mi ha curato durante la mia malattia. Ecco le sue parole: «Va benissimo, super bene». E quando mi ha dato una stretta di mano mi ha detto: «Nei casi come il suo, ho visto molti più morti o invalidi che guarigioni. Lei ha avuto molta fortuna !!!!» Ma non una parola su quello che era successo il 24.07.99. André Vigeois, 30 marzo 2002 Sono Cristina, la moglie di André Sainte Marie. Sono brasiliana e sono nata a San Paolo il 7 ottobre 1952. Insegno yoga e Qi Gong, e abito in campagna con André. Voglio testimoniare circa quello che ho vissuto a partire del mese di giugno 1999, quando mio marito è stato ricoverato presso il Servizio delle Malattie infettive e tropicali del “Centre Hospitalier Universitaire” (CHU) di Limoges per una meningite erpetica. I quindici ultimi giorni del mese di giugno 1999, André a incominciato a stare male con dei dolori sempre più forti alla testa, debolezza negli arti, perdite di memoria, disturbi digestivi e cambiamenti bruschi di umore, passando dalla gentilezza e la dolcezza a una grande aggressività. Durante i tre giorni che avevamo passati al mare, non poteva uscire dalla stanza tanto aveva mal di testa; gridava quasi dal dolore. E nei pochi minuti durante i quali riuscivo a farlo uscire per andare a mangiare, non riusciva a stare in piedi e non era normale. La sera del 24 giugno siamo rientrati a casa nostra. Quando è scesa dalla macchina ha incominciato a gridare come un pazzo, e poi è caduto a terra totalmente paralizzato. Roteava la lingua, roteava gli occhi, ed è rimasto così durante almeno due ore, come se stesse morendo. Il medico che è venuto a casa non sapeva spiegare che cosa lui potesse avere. E nell’autoambulanza che lo ha portato via ha incominciato a essere molto aggressivo e violento, volendo distruggere tutto dentro al veicolo. Quando è arrivato al CHU è stata necessaria una decina di persone per tenerlo. E’ arrivato in ospedale alle 11 di sera. Fino alle 3 del mattino i medici hanno fatto delle analisi per vedere che malattia avesse, in seguito a che hanno diagnosticato una meningite virale erpetica. Sono riusciti a calmarlo facendogli molte iniezioni, e lo hanno legato al letto per impedirgli di strappare le fleboclisi. Dopo quattro o cinque giorni stava un poco meglio con i medicinali che gli erano stati dati. In seguito ha avuto tre ricadute. Per la maggior parte del tempo stava praticamente in uno stato comatoso, dovuto soprattutto – a mio parere – ai medicinali. Ogni volta che l’effetto dei medicinali passava, quando era cosciente, aveva delle crisi di violenza e delirava, dicendo delle cose senza senso. Restava sempre legato perché voleva sempre strappare le sonde e i tubi che gli avevano messo. Durante venti giorni di ricovero e di semi-coma interrotto da momenti di lucidità e da crisi di violenza, gli facevo visita quotidianamente e, ogni volta che vedevo un medico, mi diceva che non sapevano cosa sarebbe successo, che era molto grave. Il Venerdì 23 luglio vado a fargli visita come al solito, e arrivo al momento in cui i medici uscivano dalla sala nella quale avevano appena terminato una riunione. Un medico mi chiama e mi dice che la riunione era sul caso di André, e che non c’era speranza: in qualsiasi modo o moriva, o rimaneva handicappato. Disperata, rientro a casa mia e telefono a Lisbona alla mia amica italiana Fiammetta, che mi aveva parlato di una guaritrice che la aveva curata, e ho detto a Fiammetta di chiederle se poteva fare qualche cosa per André. Fiammetta ha parlato con ****** la sera stessa. Quando sono arrivata il sabato pomeriggio in ospedale, ho trovato André che mi aspettava, sorridente, seduto sul suo letto, e parlando in una maniera del tutto coerente e normale, mi ha raccontato quella che gli era successo. La sola cosa che ricordava la sua malattia era la sua fisionomia stanca e la perdita enorme di peso. E’ così che ho appreso che ****** era già intervenuta. La domenica, dopo un mese senza muoversi, poteva camminare normalmente e mi ha accompagnata fino alla mia macchina nel parcheggio dell’ospedale. Lunedì, il terzo giorno dopo la sua guarigione, era in piena forma. Era dimagrito, era debole a causa di quello che aveva vissuto durante un mese, ma era cosciente, in piedi, guarito. Il lunedì 26 luglio, tre giorni dopo l’intervento di ******, ho incontrato in ospedale un medico di colore, di origine haitiana, che era stato il primo a diagnosticare la meningite, perché era di guardia la sera in cui André era entrato al CHU. Mi ha ricevuta nel suo ufficio, a porte chiuse, da sola, perché non voleva che le altre persone dell’ospedale lo sentissero, e guardandomi dritto negli occhi mi ha detto: «Signora, nessuno capirà le reazioni che suo marito ha avuto sabato mattina, il giorno in cui ha avuto quegli strani tremori. Quello che suo marito ha avuto e una cosa che la medicina non può spiegare; è al di fuori della scienza clinica, delle loro conoscenze, ma io sò, perché conosco l’energetica: sono haitiano e dalle parti mie queste cose si fanno. Lei ha fatto del vudu o della magia e io conosco i sintomi.» Allora gli ho detto che sono brasiliana, e che in Brasile si fa molto candomblé, che assomiglia al vudu, ma che io non avevo fatto niente, e che era una donna che aveva guarito André a distanza, che non la conoscevo. Non sapevo quello che lei aveva fatto, ma sapevo che non erano i medici che lo avevano curato. E lui ha detto che sapeva, che era d’accordo. Ha persino fatto una metafora, raccontando la storia di una pila, che la vita di una persona è come una pile, l’energia entra da una parte ed esce dall’altra, e che, per André, l’energia era entrata in una pile consumata, che la cosa non era spiegabile. Al momento della mia partenza, dato che non aveva creduto che non ero stata io ad operare la guarigione, mi ha detto: «Arrivederci, Signora. Voglio che un giorno lei mi inviti a casa sua, perché voglio che mi insegni a fare quello che ha fatto a suo marito.» Il giorno stesso, il Martedì 27, André è tornato a casa. Per il grande stupore di medici, infermieri, e dei miei amici che sono nell’ambiente medico, il suo recupero è stato molto rapido. Il Dottor Jean-Philippe Rogez, che lo ha curato in ospedale e con il quale fa le sue visite di controllo mi ha detto che avrebbe avuto, nella sua vita, crisi di epilessia e mali di testa molto forti. Un anno è passato ed ha avuto soltanto una pic***** influenza e lavora sempre come maniscalco. All’epoca non conoscevo affatto ******, non conoscevo né il suo nome, né la sua età, non sapevo nulla di lei. Pensavo, fino al 12 dicembre 1999, giorno in cui sono andata a ****** **** per conoscerla, che fosse una signora con i capelli bianchi, molto vecchia e molto saggia, Sono stata molto stupita di vedere una donna così giovane. Cristina
 
Iscritto il: 06/03/2008, 16:45


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