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Una LUCE tra Due Mondi
 
Una LUCE tra Due Mondi
di sims >> 07/03/2008, 17:03
domenica 30 settembre 2007 Avrei voluto offrire questa testimonianza un anno fa, ma mentre si vive dentro un dolore non è facile saper esprimere con semplicità e chiarezza ciò che vorremmo comunicare. Sono arrivata da ****** nel luglio 2005, per una concatenazione di eventi, persone, intuizioni, bisogni, dolori, ascolto. Siamo tutti collegati e la vita ce lo dimostra ogni momento. Non esiste un inizio temporale di questo incontro, in questo spazio terrestre che sto calpestando con i miei piedi da quando sono nata, e adesso so che non esiste neanche una fine; ci sono incontri che superano l’appartenenza a questo mondo. Ho iniziato, comunque, ad andare da ****** per accompagnare un amico, ed ho voluto ricevere anch’io i suoi trattamenti pur tra pause varie. Lo scorso anno a settembre mentre andavo da ***** in modo più assiduo per ricevere trattamenti per un problema di ernia discale, mia madre, di 86 anni improvvisamente è peggiorata ed è stata ricoverata d’urgenza in ospedale in stato di coma per insufficienza respiratoria. Mamma, colpita 4 anni prima da declino cognitivo grave e con problemi cronici di respirazione, da circa due anni si era aggravata, camminava solo lo stretto necessario, sempre aiutata, per spostarsi all’interno della casa. A volte con tenacia la facevo camminare un poco nel vicolo per farle respirare aria, altre volte insieme alla donna che la curava, nelle belle giornate, la portavamo in carrozzina fino alla piazza dove poteva stare in mezzo alle persone che aveva sempre frequentato e partecipare al movimento ed al viavai che sempre, quando stava bene, amava osservare. Sono una donna di oltre 45 anni, figlia unica, sposata, non ho avuto figli. I miei genitori sono stati sempre le mie radici, e mia madre, in modo parti*****re, ha nutrito il mio bisogno di un legame profondo con la vita. E mentre durante l’adolescenza e la gioventù, ed anche oltre, ho sempre combattuto contro il suo attaccamento nei miei confronti, fino a dovermene allontanare per poter esprimere la mia autonomia, con l’arrivo della sua malattia sono cadute tutte le nostre reciproche autodifese ed asperità di carattere e ci siamo finalmente manifestate tutto l’amore che c’era. Tutte le difficoltà quotidiane incontrate per far fronte alle esigenze dovute alla sua malattia, le ho sempre superate con serenità e con forza perché sentivo che erano un atto d’amore nei suoi confronti. Forse grazie anche alla presenza di mio padre ( più anziano di lei di tre anni) che le stava sempre vicino con affetto e pazienza, ed all’aiuto di mio marito che mi è stato accanto e le è stato accanto aiutandomi a procurarle tutto ciò di cui aveva bisogno. A volte, quando mi recavo a ******** per ricevere i trattamenti da ******* pensavo a mia madre e qualche volta le ho chiesto se poteva aiutarla, lei mi disse che avrei dovuto portarla almeno una volta, io temevo di farle affrontare i disagi di un viaggio di quasi 200 km nelle sue condizioni e non l’ho mai portata. Notavo però che al mio ritorno a casa mamma stava meglio, era più calma e lucida e serena. Sentivo che in qualche modo il trattamento che ricevevo io, forse di riflesso- per il legame che c’era tra noi- faceva bene anche a lei. Quel giorno, il 19 settembre di un anno fa, subito dopo aver chiamato l’ambulanza per portare mia madre in ospedale, chiamai ****** per chiederle aiuto, lasciando un messaggio in segreteria; subito dopo le inviai un sms allo stesso numero; poi, incerta sul fatto che le mie richieste di aiuto potessero essere ascoltate chiesi ad una mia amica, che in quel periodo aveva contatti più frequenti con lei, di inviare anche lei un sms. Mia madre alle 12,00 venne inviata al reparto di terapia intensiva; i medici mi dissero che non c’era quasi niente da fare, era in stato di coma per grave insufficienza respiratoria, i suoi polmoni non riuscivano più a smaltire anidride carbonica, la avrebbero sottoposta a ventilazione forzata, ma date le sue condizioni non c’era niente da sperare. Disperata invio il quadro della situazione a ******* con un ulteriore sms, chiedendole cosa potevo fare io, mi arriva una sua risposta in cui mi dice che avrebbe fatto del tutto, che io non dovevo fare niente e di farle sapere dopo le 18. Continuavo a stare accanto a mia madre che non dava segni di vita, a parte i segnali che emettevano i monitor delle macchine che le avevano applicato per respirare. Osservavo attentamente per essere pronta a percepire anche un suo minimo movimento. Alle 17, 30 due infermiere mi fanno uscire dalla stanza perché dovevano somministrarle dei farmaci. Io esco nel corridoio e mi appoggio alla porta socchiusa; dopo circa 10 min. sento una delle infermiere che con voce squillante dice “Buongiorno!” Io entro e chiedo “a chi ha detto buongiorno?” l’infermiera indicando mia madre mi dice “ a lei!” Io ripeto “ a chi?” e l’infermiera “a lei, si è svegliata, ci ha guardato e ci ha fatto un bel sorriso !” Mia madre adesso dormiva, io rimango accanto a lei osservando ogni suo minimo movimento, ogni tanto si muove, alle 18,30 si sveglia, mi guarda mi riconosce, poi mangia con molto appetito il pasto della serata. Domani andrò da ***** e per ringraziarla le porterò una foto di mamma appena “risvegliata”. Mamma recupera velocemente e nel giro di neanche una settimana viene dimessa. Lei non sa quando io vado da *****, ma chissà perché, qualche volta- proprio la sera precedente- mi chiede “non mi fai una foto?” Quando ricondotta a casa, gli infermieri dell’ambulanza la poggiano sul suo letto, alza le mani in segno di vittoria, poi con la lucidità, la vivacità e la propensione allo scherzo propri del suo carattere prima che fosse annebbiata dalla malattia, indicando mio padre (89 anni) dice “ Toh! Guarda quant’è bello! Non l’avevo mai visto così!” suscitando l’ilarità generale. I giorni successivi riprende la normale routine, ma adesso mia madre è più serena; in casa mia si respira un’aria di serenità, di pace e d’amore; io avverto che questa atmosfera emana in modo parti*****re da mia madre. Nel frattempo continuo a recarmi da******** due volte la settimana e porto con me anche mio padre. Lei, ******* mi dice che sta provvedendo a fare trattamenti a distanza a mia madre. Una di quelle sere, mentre guardavamo la televisione ed io le ero seduta accanto, mamma d’improvviso guarda in direzione della cucina ed indicando un punto mi dice “Ec*****!” io chiedo “chi ?” e mamma “Lei, quella signora mora” io le chiedo se si chiama ******* e mamma dice “Si” pensando al frutto di una sua allucinazione ma cercando di assecondarla le chiedo “ e cosa fa?” e lei “L’Accompagnatrice.” Ci tengo a precisare che questa parola non ha mai fatto parte del vocabolario di mia madre né la avevo mai udita pronunciarla prima. Quando alcune verità, collegate al passato o al futuro, ci colpiscono con dolore nel profondo, il cervello non vuole capire ed inventa mille modi per eluderle; ma la mia coscienza aveva raccolto il messaggio involontario pronunciato da mia madre. Una mattina, circa un mese dopo, tornando a casa dopo essere stata da******* con papà, trovo mamma di nuovo in stato di torpore e con difficoltà di respirazione; la signora che la accudiva era molto spaventata perchè al chiamarla mia madre non le aveva risposto. Io provo a chiamarla e mi risponde, però respira con molta difficoltà; chiamo subito ****** per chiederle di nuovo aiuto, mi fa riferire che provvederà alle 14,00, io nel frattempo chiamo il dottore. Il dottore dice di aver verificato che non è in stato comatoso, ha però un po’ di febbre, prescrive un antibiotico che dovrò darle più tardi. Mamma si riaddormenta sulla sua poltrona, in casa non c’è nessuno oltre noi due, io mi sdraio sul divano accanto a lei e le prendo la mano, sento il bisogno di stare sola con lei. Senza lasciare la sua mano mi assopisco un po’ e improvvisamente accade che mi sento attraversare la coscienza da tante immagini, rivedo tutta la vita di mia madre, la sua infanzia, la miseria della sua famiglia, la sua gioventù, poi ancora la mia nascita, la gioia, la mia infanzia, la sua vita successiva. E’ tutto così incredibile, mi sento come se fossi entrata nella sua coscienza e insieme a lei ripercorro tutte le tappe della sua vita, come quasi per fare un riassunto. Poi mi tiro su e sento l’impulso irrefrenabile di comunicare a ****** tutto ciò che mi sta accadendo, incomincio a scrivere lunghi sms, uno dopo l’altro, non so cosa scrivo perché scrivo di getto e le parole escono una dopo l’altra; ogni sms che scrivo lo salvo, poi li rileggerò. Appena li rileggo mi sento sprofondare perché ciò che ho scritto mi da tanto dolore, c’è dentro la consapevolezza che io dovrò accettare questa realtà: che mia madre faccia il suo cammino. Non voglio spedire gli sms, ho paura che nel comunicarli questa consapevolezza diventi concreta. Torno a prendere per mano mia madre e mando gli sms a ******. Più tardi siamo tutti in casa, mamma si è risvegliata ed io le do una minestrina da mangiare, poi insieme alla signora la portiamo a letto. La adagiamo su un fianco per farla respirare meglio anche se ha le bombole dell’ossigeno. Durante la notte ci alterniamo per controllare se tutto va bene, io le parlo e la rassicuro. Mi addormento sul divano mentre con lei c’è la signora; alle sei la signora mi chiama preoccupata, io vado da mamma, la chiamo, lei dorme e respira ancora male, decidiamo di chiamare la guardia medica; mentre sono al telefono per chiamare il dottore mi chiama la signora dicendomi di andare subito, vado vicino a mamma ma lei… è già andata via. Io so che ha approfittato della mia breve assenza per andarsene, affinché non soffrissi del nostro distacco. So anche che se ne è andata guarita dalle antiche ferite della sua vita, certa di essere amata da tutti noi, serena per essere nella sua casa, nel suo letto, accanto all’uomo che amava da 60 anni, con le voci dei suoi cari che le risuonavano nelle orecchie. E soprattutto so che se ne è andata tranquilla e senza paura, perché la Sua “Accompagnatrice” l’ha guidata, attraverso LA LUCE, verso un altro mondo che lei, curiosa ed intelligente com’era, sono sicura sta già esplorando. Mentre io, quella stessa Luce la cerco, con tutta la mia limitatezza umana, qui adesso, in questo mondo. Grazie per ricordarmelo ogni volta che Ti incontro. Grazie da parte di Mia Madre, grazie da me, e grazie anche da parte di chi può aver dimenticato di dirti: Grazie. Sim.S.
 
Iscritto il: 06/03/2008, 16:37


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